i libri ci parlano, letture belle, i diritti del lettore, Daniel Pennac, Madame Bovary, prendere appunti, imparare dai libri, innamorarsi delle storie, letteratura per l'infanzia, essere curiosi

Daniel Pennac ha steso un decalogo di diritti del lettore che molti conoscono e che, per curiosità, puoi trovare qui.

Quando per la prima volta mi sono trovata di fronte questi dieci punti, ricordo di aver provato un sospiro di sollievo. Finalmente sentivo di essere capita in alcune mie difficoltà di lettura e in alcune mie inclinazioni o abitudini.

I diritti che sento più miei sono sicuramente il numero 8 (il diritto di spizzicare) e il numero 6 (il diritto al bovarismo).

Adoro spizzicare i libri in biblioteca, in libreria oppure prendendoli dai miei scaffali. Mi piace aprire pagine a caso e scoprire se tra le righe c’è un messaggio per me. Ti confesso che lo faccio anche perché, sfogliando le pagine, riesco ad assaporare meglio il profumo di carta e inchiostro, un cocktail che mi fa impazzire. Spizzico anche libri già letti perché non finiscono mai di stupirmi, soprattutto quelli che ho da più tempo e che magari ho dimenticato. Calvino nel suo saggio “Perché leggere i classici”, scrive una considerazione molto bella:

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

Il bovarismo, invece, è la capacità di lasciarsi completamente assorbire dalle storie che leggiamo. Così facendo, ci immedesimiamo in un personaggio, proviamo emozioni forti, entriamo a far parte di quel mondo. Questo concetto prende il nome da Madame Bovary, un romanzo di Gustave Flaubert, la cui protagonista si immerge completamente nella lettura di romanzi sentimentali e romantici e spera per se stessa una vita simile a quelle che legge. Tuttavia, quando sposa un modesto ufficiale sanitario in un piccolo paese della Normandia, si scontra con una realtà che non è quella che aveva immaginato e idealizzato attraverso i libri. Delusa dalla realtà, cade vittima dell’insoddisfazione e della depressione. Non è necessario arrivare a tanto!

Io, per esempio, se mi emoziono con certe letture e mi sento coinvolta dalle storie, quando stanno per finire, prendo tempo, rallento la mia lettura, insomma trovo scuse per non arrivare all’ultima pagina perché sarebbe come dover salutare un amico. Capita anche a te?

E comunque, non sono solo intere storie ad aprirci a riflessioni e a mondi nuovi e farci dire “questo me lo segno!”, ma anche le parole. Ne ho parlato in questo articolo del blog.

Perché ti dico queste cose?

Perché sto lavorando a un progetto sulla lettura: penso a libri che ho letto, a quello che mi hanno suggerito e insegnato in modo inconsapevole. Ognuno di noi coglie e decide di prendere spunti diversi dalle esperienze che fa. Anche la lettura è un’esperienza unica e speciale. E la bellezza sta nella libertà di scegliere cosa ci serve e cosa no. Sto prendendo appunti pazzi su quello che alcune pagine mi ispirano e mi insegnano in questo periodo. Nelle mie ricerche, tra spizzichi e bocconi, sto riscoprendo cose che avevo dimenticato e mi segno tutto!

Quanta magia c’è nei libri! Certo, a volte non è così immediata da trovare, a volte bisogna fare un po’ di fatica, le pause si rendono necessarie, le domande pure. Capita poi che noi stessi cambiamo, diventiamo più sensibili a determinati messaggi o meno interessati ad alcuni argomenti. Letture che prima non ci dicevano nulla, a un tratto potrebbero rivelarsi illuminanti, o viceversa. Credo che questo faccia parte del bellissimo gioco del cambiamento.

Spero tanto che ti affaccerai a guardare il mio progetto, quando tutto sarà pronto!

Intanto, condivido due curiosità arrivate direttamente spizzicando due libri un po’ matti.

  • Pippi Calzelunghe, di Astrid Lindgren, Salani editore

Mi sono ricordata di quanto sia spericolata rileggendo le sue acrobazie con la scala a pioli: la fa oscillare spaventosamente e spesso scende a testa in giù. Un giorno inventa una parola ma non ha idea di cosa voglia dire e gira dappertutto per trovarle un significato. Prometto che te ne parlerò presto. Un’altra particolarità del suo carattere è l’immensa generosità: ogni giorno Pippi compra frutta e caramelle per i suoi amici e le fa recapitare direttamente a casa loro tramite il signor Nilsson, la simpatica scimmietta. Il signor Nilsson si occupa anche della posta: infatti ci sono giorni in cui Pippi scrive una lettera ai suoi amici per far sapere loro che è impegnata. Scrivere lettere o cartoline agli amici mi emoziona proprio, è un’abitudine che dovremmo recuperare o salvaguardare.

  • Dory Fantasmagorica, di Abby Hanlon, Terre di Mezzo

Dory è la più piccola di tre fratelli, spesso viene esclusa dai giochi degli altri due, Viola e Luca, perché la ritengono inadeguata. Ma lei non si dà per vinta e, animata da una fantasia senza fondo, inventa giochi e personaggi, crea travestimenti, interpreta ruoli diversi, anche quello di un cagnolino proprio quando deve andare dalla pediatra. Ha un’amichetta immaginaria, Mary, che ha l’aspetto di un mostriciattolo e poi, quando è in difficoltà, con una banana telefona alla sua fata madrina, lo gnomo Bocconcino. Ultima cosa pazza: Luca e Viola pensano di tenere lontana Dory facendola spaventare. Si inventano quindi la signora Arraffagracchi, una specie di strega che va a caccia di bambini piccoli. Ma i fratelli maggiori non sanno che questo è solo uno splendido spunto per inventare nuove avventure. Semplicemente adorabile. Dory mi insegna che anche le cose inaspettate o spaventose possono avere un risvolto positivo, se le guardiamo da un altro punto di vista.

E poiché ti ho parlato di due libri per bambini (ma io li leggo regolarmente, sia chiaro), ti saluto con questa considerazione gioiosa sul restare piccoli, trovata su twitter:

L’unica vera religione è avere sei anni, leggere un libro sui dinosauri, scegliere il preferito e fissarlo finché credi che esista ancora in qualche giungla inesplorata e che proprio tu sarai l’eroe che lo troverà e diventerete amici. Sandra Newman

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