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Hai mai riflettuto sul significato della parola coraggio?

Porta con sé una moltitudine di ingredienti, primo fra tutti l’onestà. Sì perché avere coraggio vuol dire agire nonostante la paura, quindi riconoscere le debolezze e le fragilità che ci appartengono, eppure andare avanti e affrontare il “rischio”. E poi il coraggio contiene la fedeltà a se stessi, la determinazione nel fare una scelta nonostante le critiche altrui. È una forza che ha bisogno di allenamento e merita rispetto.

Ti racconto un fatto. Era un giovedì, avevo un tremendo mal di testa, di quelli che fanno pulsare dolorosamente un emisfero a scelta, come se un’arancia rimbalzasse senza tregua contro le pareti craniche. Non ero nuova ai mal di testa impegnativi, anzi, ma quel giovedì sarebbe stato particolarmente intenso: lezioni al mattino, conferenza online, pausa pranzo microscopica, dentista dei bambini, amichetti invitati a giocare a casa. E poi c’ero io con la mia inseparabile arancia rimbalzina. Ho fatto tutto, ho affrontato gli impegni cercando di dimenticare la sofferenza ma alla fine sono crollata: mi sono stesa a letto aspettando che tutto passasse. Forse quello non è stato coraggio, è stato senso del dovere, un voler esserci a tutti i costi perché sapevo che contavano su di me. Però alla fine ho dovuto riconoscere di non farcela ad essere la solita Chiara multitasking. Diciamo che ammetterlo è stato un atto coraggioso.

Coraggio deriva dall’espressione latina cor habeo, avere cuore, l’etimologia più bella del mondo. Al contrario scoraggiarsi è l’atteggiamento di chi perde il proprio cuore, perde cioè la passione che lo animava e la forza che lo sosteneva nell’affrontare qualcosa di grande. Nella letteratura ci sono molti esempi di coraggio: Penelope, Antigone, Margherita, Hermione Granger, Pippi Calzelunghe, Jo March, Matilde, Momo… Sarebbe curioso poter incontrare una di queste eroine e fare loro domande importanti sul coraggio, non credi? Forse è per questo che mi diverto ad assegnare ai miei studenti interviste impossibili. Io mi innamoro delle storie e mi affeziono a certi personaggi tanto da volerli conoscere! Se non l’hai ancora letto, ti propongo qui il mio viaggio tra le storie, una risorsa in cui racconto cosa ho imparato da tre libri molto diversi tra loro.

Un personaggio complesso e molto coraggioso in cui mi sono imbattuta nelle mie letture, è il capitano Achab in Moby Dick. Curioso è il fatto che quel romanzo si apra con un capitolo “Etimologia ed estratti”, una rassegna citazioni intorno al termine balena. La letteratura è vita, la vita è ricerca continua. E la volontà di dare un nome alle cose è insita nell’uomo per comprenderle meglio, perché nominandole le può possedere in senso profondo, conoscitivo e contemplativo. Se Achab rappresenta il coraggio e la determinazione guidati dalla sete di vendetta nei confronti della balena che lo aveva privato di una una gamba, Ishmael, marinaio e narratore, ha un coraggio tutto suo alimentato dal desiderio di conoscere e trovare risposte esistenziali. Guarda questo booktrailer di Moby Dick, davvero epico! E dato il mio interesse per le prefazioni, ti consiglio proprio di leggere quella di Cesare Pavese a questo romanzo.

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