fretta di crescere, socialità, bambini con lo smartphone, coraggio di dire no, educazione, lista di cose belle

Sono sicura- l’ho già detto qui– che ciascuno di noi debba trovare un momento e un modo per tornare piccolo, come invece sto constatando sempre più che nei bambini c’è un forte desiderio di crescere, ma in un modo rischioso. Il problema è che credono che, per farlo, basti possedere uno smartphone o usare applicazioni come whatsapp, magari abbinato a un uso scriteriato di youtube.

Dico queste cose a ragion veduta: come insegnante (ma anche come mamma), posso dire di avere assistito a situazioni problematiche legate proprio al cattivo e inconsapevole uso dei social e dei dispositivi in genere. Molto scaturisce da lì: litigi, offese, bullismo, incomprensioni. Mancano regole da parte degli adulti e non esiste un limite di orario; è inevitabile che nervosismo e distrazione si riversino sul rendimento e sulla socialità.

Aggiungo il fatto che quasi tutti i bambini e i ragazzini che conosco hanno un account Instagram pur non avendo ancora l’età consentita, ovvero 13 anni (la stessa regola varrebbe per facebook, ma ai giovanissimi piace meno), o addirittura un canale su youtube.

Tanti preadolescenti rischiano di diventare dei piccoli stalker, quando la loro preoccupazione è quella di ricevere messaggi dai coetanei e di non sentirsi esclusi dai vari gruppi social. Altri, abituati a fare e vedere quello che vogliono, perdono il senso del limite e, oserei dire, anche della realtà.

Sono sempre più convinta che infanzia e adolescenza vadano preservate da rischi oggettivi di disumanizzazione e perdita della socialità, quella vera. Anche i famosi grest, gruppi estivi che assicurano sorveglianza e gioco in estate quando i genitori lavorano, si stanno trasformando in parcheggi dove i bambini possono portare il loro smartphone e usarlo quando vogliono e dove gli educatori sono adolescenti fragili e non autorevoli, anche loro con lo smartphone incollato alla mano.

Che fare? Bisognerebbe scegliere meglio i luoghi in cui far trascorrere il tempo ai propri figli, soprattutto il periodo estivo, quando non si può proprio stare con loro e pretendere un sistema educativo migliore.

Io quest’anno, come l’anno scorso, ho deciso di non iscrivere i miei a nessun gruppo estivo. Ho scelto di stare con loro, grazie anche al supporto delle persone a cui voglio bene. Abbiamo ritrovato il piacere di stare a casa, organizzando al meglio le nostre giornate. È stato bello preparare una lista di cose belle da fare, o comunque farle diventare tali: tornei di scala 40, partite a Monopoly, tuffi e giochi in piscina, nuovi piccoli cactus di cui prendersi cura, pulizia della casa, pigiama party dalla nonna, pranzetti sul divano, letture ad alta voce. L’uso dei tablet non è bandito, ma è regolato da un timer, altrimenti chi si salva più!

Insomma, io ai bambini con un telefono in mano dico ancora NO. I piccoli devono sapere di essere tali e trovare conforto in questo. Conosco certi bambini trattati come adulti che, non sapendo gestire il grande potere che hanno unito alla totale mancanza di regole, sono diventati strafottenti e disubbidienti. E non mi piacciono affatto. Che adolescenti saranno?

In qualità di adulti, dovremmo mettere i bambini in condizione di essere creativi, di prendersi cura di qualcosa, di accettare i no, di sbagliare e non abbandonarli a oltranza in balia di telefoni e pad. Dovremmo trovare una misura per tutto e avere il coraggio di dire NO più spesso.

A proposito di sbagli e creatività, e anche per sdrammatizzare un po’,  leggi la filastrocca di Gianni Rodari che racconta come Lago di Garda sia diventato L’Ago di Garda e da quell’errore sia nato qualcosa di meraviglioso.

(photo by Sergey Shmidt on Unsplash)